Campà da obesi: una voce autentica

Campà da obesi: una voce autentica

Campà da obesi: una voce autentica. Poesia scritta in dialetto dell’Alto Lazio, nella terra di confine con l’Umbria, con una particolarità linguistica: i plurali diventano femminili (i capelli: le capelle, i calzoni: le calzone).

Racconta con grande autenticità la vita quotidiana di una persona con obesità: il rapporto difficile con il corpo, la bilancia, il giudizio degli altri, il senso di colpa e i tentativi che si ripetono nel tempo.

Ma offre anche un cambio di prospettiva fondamentale: l’obesità non è una colpa, è una malattia, e come tale va compresa e curata. Smonta falsi miti e paure sulle terapie e mostra quanto la disinformazione possa pesare.

Infine, restituisce una testimonianza di cura e cambiamento: la terapia migliora non solo il peso, ma la qualità della vita e il rapporto con il cibo.

Un racconto di sofferenza, ma anche di consapevolezza e speranza.

Che sconfitta campa’ da obesi

che cortellate quando te pesi.

Fai il riassunto de quello che hai magnato

ma in realtà nun te pare così esagerato.

Domani n’ se magna più gente.

Tocca chiude la bocca e serrà le dente.

Sei na delusione, un fallimento che se rinnova ogni giorno

a volte sei lo zimbello de chi te sta attorno.

Co la bilancia te guarde male

la guarde, la fisse e tanto ce sale.

Subito l’ago parte veloce

e daje subito a fa ‘l segno della croce.

Sconsolata te chiede perché te segna sempre sta cifra a tre.

Te viene da piagne,

te sente impotente

te rinchiudereste pe evità la gente

che quanno te vede te guarda, te sfotte.

Perché più che na persona vede na botte.

La vita intanto passa, passano anni e occasione

e tu t’ammattisce pe capì come uscì da sta situazione

ma pe fa chiarezza hae da abbraccia ‘na filosofia.

Che l’obesità non è una colpa,

ma na malattia e come tale va studiata

e con le mezze opportune va curata.

Ce so le pasticche, le punture, ma dice che fanno male

Che sì, te fanno calà ma so tante l’effette collaterale.

Fanno diventà cieche.

 Viene la pancreatite, la stitichezza, la diarrea, la colite.

Le gente meno ce capisce più le nventa,

ma tocca dije de sì, dajela a beve e falla contenta.

L’importante è affidasse a no specialista pe la giusta cura

che pare un miracolo, ma è solo una semplice puntura.

Io personalmente ho intrapreso l’avventura

e na vorta a settimana me la faccio sta puntura.

È cambiato tutto, l’umore, la vita ha un altro stile

e ridendo e scherzando so partite più de 30 chile.

La fame non è più un tormento

e te sazie in un momento anche se la lotta arriverà fino a giorni lontani

con grande entusiasmo Io la combatto grazie alla dottoressa Claudia Brufani.

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