Come nascono i nomi dei farmaci? Un ricordo personale tra chimica, ricerca e un film degli anni ’50. Dietro il nome di un farmaco spesso si nasconde una storia fatta di intuizioni, lavoro di laboratorio e, a volte, di curiosi aneddoti.
È una storia che ho imparato in casa, ascoltando mio padre, docente universitario di chimica farmaceutica per oltre quarant’anni e ricercatore nel campo degli antibiotici.
La sua attività scientifica si è concentrata in particolare sulle Ansamicine, una famiglia di antibiotici caratterizzata da una struttura chimica singolare: un nucleo aromatico “sormontato” da una catena alifatica che forma una tipica ansa. Da questa classe derivano molecole di grande importanza clinica, come la Rifampicina, utilizzata in tutto il mondo per il trattamento della tubercolosi, e successivamente, la Rifaximina, oggi impiegata come disinfettante intestinale.
Negli anni della sua ricerca, mio padre collaborò con industrie farmaceutiche e gruppi accademici internazionali per modificare queste molecole, migliorandone l’utilità terapeutica. Fu anche ospite per oltre due anni al Politecnico di Zurigo, dove lavorò con il professor Vladimir Prelog, premio Nobel per la chimica, approfondendo lo studio strutturale di questi antibiotici.
Come nascono i nomi dei farmaci?
Proprio partendo dalla Rifampicina, mio padre sintetizzò una nuova molecola: la Rifaximina, progettata con modifiche strutturali mirate a far sì che il farmaco rimanesse nel lume intestinale senza essere assorbito. Questo tipo di strategia rappresentava allora un approccio innovativo, capace di modificare le proprietà farmacocinetiche della molecola e limitarne l’assorbimento gastrointestinale.
Ma da dove viene il nome “Rifamicine”?
La risposta è curiosa. Negli anni ’50 un’industria farmaceutica italiana invitava i propri dipendenti, al ritorno dalle vacanze, a portare campioni di terreno raccolti nei luoghi visitati. I microbiologi li analizzavano alla ricerca di nuovi antibiotici. Tra loro vi era un microbiologo appassionato di cinema, che aveva l’abitudine di assegnare ai terreni di coltura i nomi di attori e film che amava.
Uno dei campioni, proveniente dalle colline di Nizza, fu così etichettato con il titolo di un film francese molto popolare all’epoca: Rififi. Da quel campione si arrivò alla scoperta delle Rifamicine. Il nome rimase, trasformandosi poi nella radice comune a tutta la famiglia di farmaci.
Ripensando oggi a queste storie, colpisce come dietro un nome scritto sulla scatola di un farmaco ci siano anni di studio, collaborazioni internazionali, tentativi riusciti e falliti, e anche piccoli episodi quasi casuali.
Così, ogni volta che incontro il nome di una Rifamicina, penso non solo a una classe di antibiotici, ma a un intreccio di scienza e umanità: un film francese, un campione di terra, un laboratorio, e il lavoro appassionato di una vita.

